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Feb 21 SE ALLA JUVE NON BASTA NEANCHE VLAHOVIC

di Francesco Bonfanti

L’acquisto più clamoroso mai visto nel mercato di gennaio, l’entusiasmo ritrovato, il gol al debutto contro il Verona e la convinzione che il peggio fosse alle spalle. Era “l’effetto Vlahovic”, trampolino di lancio per una seconda parte di stagione che per la Juventus doveva essere ben diversa dalla prima.

E invece…

Invece l’entusiasmo sembra essersi spento dopo sole due settimane, complici i pareggi contro Atalanta (agguantata in pieno recupero dal gol di Danilo) e Torino, sfida quest’ultima in cui i granata hanno fatto decisamente più dei bianconeri. A questo va aggiunta una frase poco brillante di Allegri (“Questo punto ce lo teniamo stretto”), affermazione che ha fatto storcere e non poco il naso ai tifosi, convinti che con l’arrivo di Vlahovic (senza dimenticare anche quello di Zakaria, anche lui in rete all’esordio contro il Verona) le cose sarebbero cambiate, magari non per puntare allo scudetto, ma certamente per puntare dritti alla qualificazione in Champions. Che resta l’obiettivo minimo, agevolato da un altro scivolone dell’Atalanta, sconfitta a Firenze nell’ultimo turno, ma che non fa venir meno critiche e dubbi.

Anche sull’allenatore, ormai rassegnato a una stagione da comprimari, lui che la scorsa estate ha ricevuto le chiavi del nuovo progetto e che era chiamato a riportare la Juventus in alto. Al momento così non è, perché il tanto criticato Sarri a fine anno ha vinto lo scudetto, e persino l’inesperto Pirlo 12 mesi fa di questi tempi viaggiava con otto punti in più in classifica.

Dall’altro lato, però, ci sono anche numeri diversi, quelli che dicono che la Juventus è imbattuta da 12 gare (sette vittorie e cinque pareggi) e che in questo periodo ha fatto 26 punti, due più del Milan.

Ma non può bastare, perché è il gioco a mancare, e poco importa se la difesa è stata registrata e prende meno gol, perché è dalla cintola in su che le cose non vanno, e pensare che bastasse il solo Vlahovic a risolvere tutti i problemi era come nascondere la polvere sotto il tappeto. Il centrocampo è stato pensato male fin dall’estate scorsa, l’innesto di Zakaria non è di quelli che spostano gli equilibri, Dybala (di nuovo infortunato) e Morata sono un equivoco tecnico-tattico che qualcuno prima o poi dovrà risolvere. Vlahovic potrà anche essere l’attaccante che decide da solo le partite, ma non si può sperare che lo faccia sempre, e quando perde il confronto diretto con il Bremer della situazione non resta altro che richiamarlo in panchina, come ha fatto Allegri contro il Torino.

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