Auto

Gen 11 SU L’ECONOMIA DI OGGI

di Bianca Carretto

Sulla lavagna vi é un solo nome Stellantis, tutto il passato che riguarda Fca e Psa è cancellato, è solo l’inizio di un profondo ripensamento industriale. Stellantis è la nuova entità globale, non più francese o italo/americana ( i Governi dei singoli paesi, hanno però il dovere di ricordare la loro nazionalità) che incorporerà i 14 marchi che appartengono alle due società, alcuni eccellenti, altri meno, soprattutto quando sono limitati ai confini nazionali . Carlos Tavares è il manager che, con un pennarello indelebile, ha scritto quel nome, senza risparmiarsi ha completato il progetto di fusione, seguendo una prospettiva storica, superando trattative complicate con gli azionisti, i sindacati, il Governo francese, con la commissione europea di Bruxelles. Quando gestiva le operazioni di Nissan, in Nord America ( 2009/2011), Tavares si era conquistato la reputazione di saper monitorare attentamente i costi, senza lasciarsi influenzare dalla fama di un modello che non portava guadagni. Probabilmente seguirà l’identico principio, applicandolo in Stellantis. L’obiettivo è di produrre 8 milioni di auto, di realizzare un fatturato di circa 180 miliardi di euro per dare lavoro a 400mila dipendenti. Tavares dovrà, per prima cosa, lui portoghese, gestire culture aziendali profondamente differenti, considerando che Psa ha vantaggi produttivi e di profitto migliori di Fca. I siti italiani sono attualmente utilizzati al 60% a differenza di quelli francesi che, pur con la pandemia in atto, lavorano tre turni al giorno. Significa che avrà il compito di ristrutturare fabbriche e linee di assemblaggio, come ha già fatto con Opel, dove ha adottato anche misure drastiche, riducendo di un quarto la forza lavoro. Inutile nascondere una sovraccapacità produttiva, combinata tra i gruppi, che oggi potrebbe costruire in eccesso, oltre 7 milioni di veicoli, con un mercato europeo, previsto non così forte nei prossimi cinque anni. La razionalità di Tavares avrà la capacità di intervenire per riposizionare ogni casella e raggiungere quel punto di pareggio, in cui una società, inizia a dare utili. La scelta dei marchi e dei modelli è l’altra sfida determinante che è destinato ad affrontare. Il 75% dei risparmi sui costi deriverà dalla convergenza delle piattaforme, dal consolidamento di basi e propulsori, dall’unità dei centri di ricerca e dall’accentramento degli acquisti, in comune. Il riposizionamento dei vari brand sarà l’opera più laboriosa e complessa, per evitare sovrapposizioni e squilibri, cercando di occupare ogni fascia, in ogni mercato. Tavares ha già deliberato, nell’attesa, tre piccoli suv, del segmento B, per Alfa, Jeep e Fiat che potrebbero nascere su un telaio Psa e un altro suv, Maserati, che si chiamerà Grecale, sulla piattaforma di Fca, Giorgio. Bloccherà i motori più inquinanti, disponendo già di tecnologia ibrida ed elettrica pura, cercherà di adattarla, in tempi brevi, su auto che non sono state progettate con queste finalità. Sarà un passaggio oneroso per trasformare tutta la gamma nell’era elettrica e autonoma, rilanciando contemporaneamente la presenza nel continente asiatico, dove queste tecnologie sono significative e dove sia Psa che Fca sono ininfluenti. Lo stesso Tavares, ha riconosciuto recentemente che per un gruppo automobilistico è necessario essere attivi nel mercato cinese che vale 21milioni di unità, all’anno. Fca ha registrato i suoi margini più importanti in Nord America – dove Psa è totalmente assente, a cui apre le porte – con la crescente popolarità di Ram e Jeep. I prossimi tre anni saranno essenziali per completare la sfida americana, tenuto conto che i costruttori coreani e cinesi cresceranno sia in Europa che in Usa e la Cina, con l’India, costituiranno l’ago della bilancia del panorama internazionale.

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