Auto

Nov 16 SUL CORRIERE ECONOMIA DI OGGI

di Bianca Carretto

La crisi sanitaria non le ha piegate, i gradi nomi dell’industria dell’auto hanno registrato, nel terzo trimestre, un inatteso ritorno all’utile, riconoscendo così alla mobilità il ruolo che le spetta. Partiamo dagli Stati Uniti dove i risultati delle “ le tre sorelle” hanno stupito gli analisti. General Motors ha comunicato un utile di 4 miliardi di dollari, un più 72% rapportato allo stesso periodo del 2019. Ford, ha addirittura moltiplicato per sei il suo margine operativo, 2,4 miliardi di dollari, pur con le attività europee in fase di ristrutturazione. Fiat Chrysler che aveva perso nel primo semestre 2,7 miliardi di euro, si è ripresa, rapportando, negli ultimi tre mesi, 1,2 miliardi di euro. Merito delle vendite in America dei marchi Ram e Jeep . Le tre case si sono concentrate su suv, pick-up e veicoli utilitari , modelli con prezzi importanti e più redditizi. Guardiamo in Europa, Psa ha pubblicato risultati sorprendenti: un fatturato di 15,4 miliardi di euro, quasi 12 miliardi riguardano il settore auto motive, un aumento dell’1,2%. Psa conferma i suoi obiettivi ottimistici per la fine dell’anno, la produzione del quarto trimestre sarà migliore di quella del 2019, il margine operazionale continua ad essere stabile, superiore al 4,5%, con un portafoglio ordini in rialzo del 40%. Philippe de Rovira, il direttore finanziario del gruppo francese,  ha precisato che Stellantis, l’identità che nascerà dall’unione tra Psa e Fca, si concentrerà, in Cina su meno marchi: “ non é ragionevole pensare che continueremo con così tanti brand, visti i volumi che le due società  stanno realizzando  nel paese della Grande Muraglia”. Le vendite  di Psa, in Cina, non sono arrivate a 32mila unità, quelle di Fca  hanno superato di poco le 27mila. Il gruppo tedesco Volkswagen ha chiuso il terzo trimestre con utili  per 2,3 miliardi, in netto aumento rispetto ai tre mesi precedenti e una liquidità consolidata a 24,8 miliardi di euro. Un recupero ottimo, merito – in questo caso – delle immatricolazioni in Cina di Audi e Porsche, salite del 3% e delle vendite  complessive, che nei primi nove mesi, si sono attestate  a 6,5 milioni. Certo, sempre inferiori agli 8 milioni dello stesso periodo del 2019 ma hanno permesso di registrare un fatturato di ben 155,5 miliardi di euro.Bmw Group, ha annunciato una disponibilità finanziaria superiore a 3 miliardi di euro, ottenuta con una strategia mirata ad ottimizzare il capitale circolante, riducendo i costi fissi, tanto da far ipotizzare una fine del 2020 molto positiva. Daimler non è stata a guardare, gli utili nel terzo trimestre, hanno superato i 3 miliardi di euro, sono stati ridotti i costi fissi, aumentato il margine  operativo che oscilla tra il 5 e il 10%. Volvo,ha incamerato, in ottobre, una crescita globale delle immatricolazioni, superiore al 7%. Un aumento trainato dalla Cina e dagli Stati Uniti, sostenuto dall’ Europa, in particolare dall’ Italia, con le vendite di motorizzazioni ibride plug-in. Le case asiatiche vedono Toyota con un fatturato di circa 56 miliardi di euro e un utile, attestato a 4,13 miliardi di euro, con consegne, grazie ai mercati cinese, americano e europeo – da luglio a settembre – arrivate a 2,5 milioni di unità, tanto da prevedere 9,4 milioni di immatricolazioni, per l’intero esercizio, con l’utile netto che dovrebbe superare i 10miliardi di euro.Mazda Motor ha rivelato di aver consegnato 578.000 vetture, dal 1° aprile al 30 settembre 2020. L’Europa procede secondo i piani, con l’Italia aumentata del 20% , spinta dalla bestseller CX-30. Honda ha fissato, nel mondo, vendite  per 4,6 milioni di unità, Suzuki che detiene il record di redditività, sfiora il 12%, in Italia ha immatricolato, ad ottobre, 4.951,un +39,46%. Un quadro che appare roseo, l’analisi finale spetta a Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’associazione dei costruttori stranieri che operano in Italia, per esaminare la situazione nel nostro Paese: “Dopo qualche segnale di ripresa nella tarda estate grazie agli incentivi, il mercato è ritornato, in termini di raccolta ordini, in grande difficoltà. Il mancato rifinanziamento, ha contribuito fatalmente ad un arresto. Il sistema aveva funzionato, sul piano economico, sia per gli operatori sia per lo Stato che ha incassato gettito aggiuntivo di iva e sul piano ambientale, alla luce delle richieste di rottamazione, inoltre per i clienti che hanno approfittato dell’opportunità. La legge di Bilancio per il 2021 non dovrà trascurare questi risultati, auspichiamo ci sia la determinazione di riproporre questo schema di incentivi, con fondi e regole adeguate. Il 2020 si chiuderà con una perdita di mezzo milione di auto rispetto al 2019, sarà fondamentale per il nostro Pil, per l’erario e per non continuare a sostenere la cassa integrazione, rilanciare una campagna di rottamazione adeguata, anche per il 2021”.

Nissan, Renault, Mitsubishi
Il gruppo giapponese Nissan ha accelerato le sue vendite in Cina e in America e sta recuperando la sua redditività, in attesa che arrivino i nuovi modelli. Renault pur avendo annunciato un fatturato, nel terzo trimestre, in calo, avverte i primi segni di miglioramento grazie agli effetti della strategia applicata da Luca de Meo, il nuovo ceo del gruppo. La forza dei due costruttori sta nella loro alleanza, devono sostenersi reciprocamente, ripartendo le responsabilità per ridurre i costi. Si divideranno segmenti, regioni e tecnologie , con la partecipazione del terzo partner Mitsubishi. L’obbiettivo non saranno più i volumi ma la competitività, l’efficienza, contemplerà la responsabilità sociale ed ambientale, per riportare in utile tutti e tre i brand.

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