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Set 05 TUTTI A CACCIA DEL MILAN, SARÀ UN CAMPIONATO BELLISSIMO

di Francesco Bonfanti

Le vacanze per la Serie A sono finite da un pezzo, con un campionato iniziato prima ancora di Ferragosto e che ha già mandato in archivio cinque giornate. Troppo poche per esprimere giudizi definitivi (soprattutto nel contesto di una stagione anomala che si fermerà per 52 giorni tra metà novembre e inizio gennaio per lasciare spazio ai Mondiali in Qatar), ma già abbastanza per dare qualche indicazione, alla vigilia del debutto delle nostre squadre in Europa.

Lo scudetto sul petto ha dato ulteriore forza al Milan, sempre più “on fire” come dice il coro dedicato a Stefano Pioli, diventato hit in tutte le discoteche italiane questa estate. Il derby di sabato è finito proprio così, con l’allenatore circondato dai suoi giocatori e le note di “Pioli is on fire” sparate a tutto volume a San Siro. Il tutto dopo un derby vinto in rimonta che gli fatto dire “Sono un allenatore felice” dopo la partita, con la consapevolezza di chi sa di guidare un gruppo forte e maturo, e che vincendo lo scontro diretto con l’Inter ha dato un altro segnale forte a tutte le concorrenti. Che sarebbe stato un Milan diverso lo aveva detto dopo l’opaco pareggio contro il Sassuolo, ed è stato di parola. Leao, Giroud e Maignan sono stati gli uomini da copertina, ma in generale a colpire è stata la reazione del Milan dopo lo svantaggio, con i rossoneri capaci di riprendere in mano la partita con il piglio di chi sa di avere i mezzi per ribaltarla.

Dall’altra parte un’Inter che deve fare i conti con due sconfitte nelle prime cinque giornate di campionato, che non sono cosa da poco, soprattutto se arrivate in due scontri diretti e la seconda, dopo quella contro la Lazio, nel derby, partita con un peso specifico diverso da tutte le altre, uno contro uno con chi viene considerato il rivale più accreditato nella lotta scudetto. Restano i nove punti in classifica ottenuti contro Lecce, Spezia e Cremonese, mentre quando l’avversario è stato di un altro livello la squadra non ha risposto come ci si aspettava. Problemi che non possono non preoccupare Inzaghi, che dopo la partita ha ammesso il colpo subito e non ha nascosto i difetti di una squadra che senza motivo è uscita dalla gara lasciando libero sfogo alle scorribande rossonere.

Tra le due milanesi si è inserito (e starà lì con loro) anche il “nuovo” Napoli di Spalletti, che ha nel georgiano Kvaratskhelia il volto di una squadra che non vuole più soltanto avvicinarsi alla vittoria, ma andarla a prendere mandando in delirio una città che non aspetta altro.

E poi l’incomprensibile Juve del confuso Allegri, quasi soddisfatto per il pari a Firenze. Cosa da non credere pensando a quello che era stato e che adesso non è più, nonostante una campagna acquisti importante nella speranza di cancellare i fantasmi della passata stagione. Vlahovic in panchina 90′ resta un mistero (“Così si è riposato”, ha chiosato l’allenatore pensando di fare una battuta che i tifosi non hanno apprezzato), la Champions che incombe (il Psg di Messi, Neymar e Mbappe sarà il primo avversario…) e tanti dubbi che ancora aleggiano sui bianconeri, ben lontani dall’essere una rivale credibile per le due milanesi.

Sembrava poter recitare un ruolo da protagonista anche la Roma, ma il 4-0 rimediato a Udine ha messo in luce tutti i limiti di una squadra ben costruita ma che ha ancora tanti difetti, a cominciare dalla scarsa personalità di chi ancora non può essere considerato all’altezza delle altre pretendenti al titolo. Mourinho è in buona compagnia, perché anche l’eterna rivale, la Lazio di Sarri, soffre degli stessi problemi, con Roma città che deve ancora fare parecchia strada per potersi considerare all’altezza di Milano.

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