Auto

Feb 16 …UN ITALIANO CHE CI MANCA…

di Bianca Carretto

“La cosa più interessante – dice al Corriere Luca de Meo, ceo del gruppo Renault – è quello che succederà con la futura Twingo. Abbiamo messo in atto una strategia  sorprendente, siamo praticamente i soli a disporne. Sarà un vero jolly, riusciremo a costruire una vettura ad un costo molto competitivo che dovrebbe uscire nel 2026, con lei avremo riscritto le regole del gioco nello sviluppo dei prodotto Renault. La sua formazione richiederà al massimo due anni, un tempo determinante per captare la capacità di reazione del mercato che influisce sulla riduzione dei costi di tutti i futuri progetti. Sarà la vera risposta ai costruttori cinesi, dimostreremo che l’industria dell’automobile europea può essere competitiva e produttiva, un altro passo della mia battaglia per i modelli cittadini, piccoli e accessibili.” In meno di tre anni il manager italiano – in tanti tifano per il suo ritorno nel nostro Paese – ha presentato i risultati del 2023 che definire storici è poca cosa, i migliori in 125 anni. Tutti gli indicatori sono in netto miglioramento, il fatturato del gruppo è salito a 52,4 miliardi di euro, un più 13,1%, con vendite che si sono stabilizzate a 2.235.000 unità, un aumento del 9%, a cui si aggiunge un margine operativo, sempre sul fatturato, del 7,9%  per cui oltremodo redditizie. Un’attività che ha generato 3 miliardi di cash, il doppio rispetto al 2022, tanto da superare ogni previsione e mettere a tacere tutte le polemiche legate all’annullamento dell’Ipo di Ampere, la filiale dedicata all’elettrico e al software, poiché in Renault sono in grado di autofinanziarsi. La politica commerciale ha privilegiato la clientela privata, quella più remunerativa, a partire dal segmento C, con la quinta generazione dell’Espace, in valore assoluto il veicolo di maggior profitto di tutta la storia di Renault, con l’Austral che si posiziona subito dopo. Il ceo sottolinea che i rapporti con Nissan e Mitsubishi  sono eccellenti, mettendo così a tacere tutte le voci che potrebbero legare il suo gruppo con l’altro francese Stellantis, quasi una moda che viene evidenziata da molti analisti, come se si volesse trovare concettualmente  delle soluzioni facili a dei problemi complessi. Questo non significa che “i consolidamenti non siano necessari, il primo è stato Marchionne che ha unito Fiat e Chrysler ma la realtà di oggi è molto diversa. Un’industria da sola deve investire un’enorme quantità di denaro, quindi se i costi fissi possono essere spalmati su più volumi certamente si ottengono economie di scala importanti. Questa può essere una condizione necessaria ma non sufficiente, serve quando la domanda è stabile o crescente e le tecnologie mature sono simili. Ma se il mercato è molto volatile e l’ingegnosità molto evolutiva, serve un’organizzazione agile, flessibile, piccola da gestire, per orientare i consumatori all’innovazione e non solo alla riduzione dei costi. Quindi io penso che vi siano più ricette per il successo, con Renault  abbiamo ottenuto il miglior risultato della nostra storia  con meno volumi di quando vendevamo 1.000.000 di macchine più di quattro anni fa e quando pareva che fossimo destinati a fonderci con Nissan, con cui, ripeto, viviamo serenamente la nostra relazione. È sufficiente guardare il bilancio per dimostrare come il contributo economico delle vendite a partner sia considerevolmente aumentato”. La sua visione per l’anno in corso è essenzialmente positiva, molto dipende dalla situazione globale, per cui le previsioni sono necessariamente caute, è necessario scavare dentro i vari segmenti per capire ciò che succederà riguardo alle auto elettriche. “Tutto dipenderà dal modo in cui i vari governi gestiranno i sussidi, in Germania non appena sono stati sospesi, le vendite sono crollate da un giorno all’altro, senza dimenticare che attualmente  sussiste una legislazione che chiede di emettere 100 grammi in media, di Co2 nel 2025, nel 2030 dovranno essere circa 50 grammi, quando il miglior motore a benzina ne diffonde 80. Speriamo che  si escogiti un minimo di alternativa, anche perdendo qualche anno, nel lungo periodo l’elettrico sarà vincente pur continuando le ricerche sull’idrogeno e sui i carburanti di nuova generazioni in grado di ridurre l’impatto sui motori termici. Noi chiediamo un’apertura da parte delle autorità, l’auto elettrica sicuramente anche a livello di bilancio complessivo, è meglio dell’auto a combustione e in particolare in alcuni utilizzi, per esempio nelle dense aree urbane  dove ha il grande vantaggio di non diffondere fumi ed è silenzioso, quindi ha un beneficio per le persone. È chiaro che costano di più e tutti dobbiamo ancora adoperarci ma non possiamo rifiutare il progresso, ogni volta che è stato respinto il mondo ha fatto un passo indietro”.

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