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Feb 03 VIETATO GUFARE, MA C’È CHI TIFA COVID

di Carlo Sidoli

La maggior parte dei filmati che sono trasmessi con l’intenzione di fare ridere gli spettatori – vedi “Paperissima”, per dirne uno molto seguito – hanno come soggetto “incidenti” con danni, per fortuna non fatali, ai protagonisti. Un tizio sbaglia il salto e cade con la faccia nel fango e un altro sega l’albero facendolo cadere sulla veranda di casa. Riconosciamolo: le disgrazie (altrui) divertono, mettono di buon umore, provocano piacere. Stiamo attenti però che ci sono tre livelli di compiacimento per le disgrazie altrui, di cui la risata spontanea è solo il primo e il più innocente. Il secondo livello è quello in cui si ride meno, ma si prova una soddisfazione interiore: è il compiacimento perché è andata male a qualcuno che contrasta i nostri desideri o ci fa invidia. Badate bene che non abbiamo fatto nulla per provocare il danno, semplicemente ce lo siamo augurato e, guarda caso, è accaduto; in gergo si dice “gufare”. Il terzo livello, assolutamente negativo dal punto di vista morale, è provocare, avere parte attiva in una disgrazia traendone piacere, com’è nel caso dei sadici che hanno un comportamento spregevole. Il vasto campo del “gufare”, in cui con rare e virtuose eccezioni ci troviamo tutti a operare, è quello tipico del tifoso che si augura che il proprio beniamino prevalga non solo per virtù propria, ma se necessario, anche per sfortuna altrui.  Prendiamo ad esempio il tifoso Ferrari e il Gran Premio di Spagna, svoltosi a Barcellona nel 2001, dove correva Michael Shumacher. Le cose si erano messe male per la scuderia di Maranello, il cui pilota germanico pativa dieci secondi di ritardo nei confronti di Mika Hakkinen quando, all’ultimo giro, la McLaren del finlandese si fermò per un guasto al motore e il pilota tedesco conquistò la sua quarantasettesima vittoria in gare di Formula 1. Alzi la mano il tifoso ferrarista che non si sia compiaciuto del risultato: un “inconveniente” a Hakkinen se lo erano augurato tutti.  Il livello morale della “gufata” sta nel tipo d’inconveniente che la propria coscienza è in grado di tollerare; un motore in fumo può andar bene, augurare un danno fisico a Hakkinen sarebbe stato un peccato grave. Gli psichiatri usano il termine tedesco “shadenfreude” preferendolo, chissà perché (assonanza con Freud?) all’equivalente aristotelico “epicaricacia”, che comunque significano entrambi “gioire delle disgrazie altrui”.  Il tifoso che ha gufato perché Hakkinen si fermasse non ha ricavato alcun beneficio personale (salvo che non fosse anche uno scommettitore) dalla vittoria di Schumacher il quale peraltro ha avuto parole nobili nei confronti dello sfortunato collega, “vincitore morale” del GP di Spagna. È chiaro che il caso più discutibile di “shadenfreude” è quello di chi trae profitto da una disgrazia grave perché, in un certo senso, diviene complice del misfatto, anche se non l’ha provocato egli stesso, con un atto di volontà diretto. Veniamo dunque ai nostri tempi e mettiamo in campo i protagonisti: la disgrazia è il Coronavirus e la vittima sono i cittadini italiani che vivevano tranquilli ante-pandemia. La fragile maggioranza governativa passava giorni agitati e stava perdendo di stabilità, mentre si profilava vincente la prospettiva di elezioni anticipate. All’ultimo giro, mi scuso, a un certo punto, sopravviene il COVID che offre l’opportunità di congelare il posto in parlamento e di salvare un bel po’ di poltrone. Non dico affatto che la pandemia l’abbiano provocata i “non rileggibili” della Camera e del Senato e i partiti che avrebbero rischiato di perdere la precaria maggioranza attuale. Dico soltanto che questa idea delle elezioni da evitare a causa della (grazie alla) malattia in corso potrebbe aver fatto piacere a qualcuno ed è stata subito condivisa e “abbracciata” come un salvagente per un naufrago. Si tratta di stabilire se la rinuncia alle elezioni è giustificata, necessaria e inevitabile; potrebbe anche esserlo e allora non ci sarebbe nulla da obiettare. Se invece è solo una manovra di comodo e d’interesse, allora qualcuno (o molti) ha motivo di riflettere quanto sia corretto tifare Covid.

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