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Mar 30 VO’EUGANEO, PROVINCIA DI SEOUL

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Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha candidamente ammesso nell’intervista del 22/3 al quotidiano La Repubblica che “i dati del numero dei contagiati possono essere imperfetti, ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità”(?!). Ha anche aggiunto che se smettesse di darli “lo accuserebbero di nascondere le cose”. A parte che fornirci dei dati “imperfetti” (senza farcelo sapere) non è esattamente dire la verità, e ammesso che quando i numeri, seppure “imperfetti”, calano è comunque un bene, è evidente che nessuno conosce i dati  “perfetti”, cioè il numero totale dei contagiati (e anche contagiosi), che è la somma dei sintomatici più gli asintomatici (che sono la stragrande maggioranza) o, più chiaramente, è il numero degli “infettivi”. Di conseguenza, praticamente tutti cittadini sono sospettati di essere contagiosi e questa è la ragione per cui siamo obbligati a stare chiusi in casa e si rischia il blocco totale delle attività; e non c’è altro rimedio per rallentare l’azione del virus, non conoscendo gli asintomatici. Ora perfino la RAI, servizio pubblico, ha intuito che mandare in onda una rubrica come “Balconi in festa” sul primo canale, mostrando cantori e sbandieratori sicuri che “andrà tutto bene”, mentre altrove risuonano le campane a morto e i balconi non li aprono perché sotto passano i camion militari pieni di centinaia di bare dirette ai crematori, non è “elegante”.

Stando così le cose, è il caso di interessarci di come il Covid19 sia stato efficacemente contrastato esaminando, ad esempio, quanto sta accadendo nella Corea del Sud, cioè in un Paese che, dapprima gravemente infettato, sta superando la crisi sanitaria e offre un quadro di dati presumibilmente non manipolati o confusi; lo stesso vale per Singapore e alcune aree della Cina. Ebbene, qui si parte da un presupposto diverso dal nostro perché è a disposizione una struttura messa a punto su esperienze maturate in contagi precedenti, come la SARS del 2002 e la MERS del 2015; in altri termini, i responsabili della sanità non sono stati presi alla sprovvista come è capitato da noi (e quasi ovunque in Occidente). Di conseguenza, gli esami sono stati eseguiti subito su un numero elevatissimo di persone (centinaia di migliaia) al ritmo di 20000 al giorno, non importa se sintomatici o meno (da noi si fanno solo sui sintomatici). I soggetti riscontrati “positivi asintomatici” sono stati messi in quarantena e resi “tracciabili”, cioè individuabili in ogni istante e in ogni luogo per controllarne i movimenti; ciò si ottiene con la tecnologia più moderna che si basa sui telefonini e sui sistemi di navigazione (GPS). La condivisione dei dati è essenziale perché in questo modo ogni singolo cittadino viene messo al corrente (tramite telefonino) se si trova nei paraggi di persone positive, fuggite dalla quarantena, già a un centinaio di metri di distanza.

È un sistema applicabile anche in Italia? Pur nutrendo serissimi dubbi è chiaro che se non si incomincia non si arriverà mai ad un termine. Comunque anche da noi non è un mistero che esistono apparecchiature (“braccialetti elettronici”, navigatori satellitari, eccetera) che possono individuare le persone da tenere sotto controllo: nel nostro caso i “positivi”. Nel suo piccolo, a Vo’Euganeo si è fatto qualcosa di simile alla Corea, almeno per quanto riguarda la “mappatura” dei cittadini, tutti “passati al tampone” (contro le regole), per cui si sono scoperti anche i numerosi asintomatici (mandati in quarantena, da cui usciranno a “tampone negativo”) e di conseguenza non c’è stata l’”esplosione” dei casi riscontrata in Lombardia. Naturalmente tutto ciò comporta la rinuncia a quella che si era ritenuta una conquista epocale: la Privacy. Ci saranno dibattiti e tavole rotonde “pro e contro” che, diciamolo subito, non hanno ragion d’essere. Primo perché è in ballo la salute di tutti. Secondo perché, già così com’è, la privacy è andata a farsi benedire e chi può sa tutto di tutti. Terzo: che diritti possono pretendere dei cittadini a cui sono già state proibite, giocoforza, le libertà elementari di movimento e di aggregazione?

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