Moda

Feb 05 CHE BELLA FACCIA

di Cristiana Schieppati

Spesso quando s’incontra una persona solare, attraente e in buona salute, si dice “Che bella faccia”. L’espressione ha una relazione con il mondo equestre dove per “bella faccia” si intende la grande macchia bianca del mantello del cavallo che occupa tutta la parte anteriore della testa estendendosi fino agli occhi ed oltre (scusate ma questa la dovevo scrivere per dovere di madre di una figlia amazzone).

Nel mondo della moda le belle facce capitano. Alessandra Ianzito, che conosco da quando, giovanissima, promuoveva il Club Caroli di via Senato, ha sempre avuto, oltre che una bella faccia, una bella mailing list di conoscenze e personaggi che oggi sono ben felici di ricevere un suo invito. L’ho incontrata al lunch organizzato da un’altra Alessandra (Repini), mentre, tra le 100 donne invitate, cercavo un volto amico. Non sono infatti mai stata troppo mondana e quando mi trovo nei circoli ristretti di sole donne della Milano che conta resto sempre un po’ in ascolto piuttosto che a fare salotto. Come vi dicevo ho incontrato “la Ianzito” che mi ha subito creato una comfort zone e tra un “come stai e un come va” mi ha confidato che lei è un’artigiana della comunicazione, un po’ come gli artigiani della qualità. “Io costruisco un evento o un progetto su richiesta del cliente come un artigiano, pensandolo su misura proprio per lui”. Ho pensato che sia io che lei siamo un po’ come i negozi di quartiere che per difendersi dai grandi centri commerciali ( per noi due le grandi agenzie o i gruppi editoriali internazionali) dobbiamo lavorare sul tailor made, sulla gentilezza e sul non far sentire il nostro interlocutore un mero numero.

Così, quando mi chiedono “Ma come fai tu? Come sopravvivi?“- domanda ricorrente quando incontri qualche collega – io, oltre a toccarmi il mio ciondolo a forma di cornetto portafortuna che non si sa mai, rispondo “mettendoci tutta me stessa”. Ne conosco tante di donne che ci mettono l’anima in quello che fanno e che ho incontrato durante il pranzo, come Maddalena Fossati che ogni volta trovo coinvolta in qualche nuovo progetto. A dire il vero la penso tutti i giorni quando mi arriva la newsletter de La Cucina Italiana, di cui è direttrice, perchè riesce a darmi sempre qualche ricetta nuova da fare, che regolarmente non cucino, ma che sogno tutto il giorno di mangiare. Tra lei e i post di Chiara Maci io vivo con una costante voglia di cibo. Sarà lo stress… e comunque mica solo gli uomini si prendono per la gola !

Tornando ad Alessandra Repini e suo marito Arturo Artom, penso che dovevano sposarsi per forza. Non c’è evento, party o cena in cui almeno uno dei due non sia presente. Ti fanno conoscere sempre un sacco di persone nuove, ad esempio ho incontrato Claudia Colla Capo della Rappresentanza della Commissione europea a Milano che ha cercato di spiegare alle signore presenti come funziona il Parlamento Europeo e di come sarà importante andare a votare per avere una buona delegazione europea “per avere a rappresentarci in Europa delle persone che non siano gli scarti del parlamento nazionale”. Tra il pubblico in ascolto riconosco Angela Missoni che saluto con affetto, soprattutto perchè mi chiede di spedirle a casa il CHI E’ CHI e mentre me lo dice io le ammiro le mani fresche di smalto colore viola effetto mirror perchè, mi confida, “noi donne quando usciamo da periodi complessi andiamo dal parrucchiere ed a farci le mani e ci tiriamo su il morale”.

Due belle facce maschili sono quelle di Emanuele Farneti direttore D, Door, DLui e vice direttore di La Repubblica e Sabato De Sarno, Direttore Creativo di Gucci che si sono incontrati a Milano Unica ed hanno dialogato davanti ad una platea di giovani studenti. “Senza un team sono solo Sabato, voglio lasciarmi trasportare da quello che sento e dalla mia empatia per le persone” ha detto con umiltà il designer, conquistando l’applauso dei ragazzi che sognano di lavorare nella moda e che hanno sempre più bisogno di sentire raccontare dal vivo le esperienze lavorative e i sacrifici che portano al successo.

Lo dico sempre alle mie figlie, non pensiate che sia tutto facile, occorre studiare e impegnarsi e lo so che sono una madre lagna (lo erano le nostre madri prima di noi !) ma credo che vadano messi davanti a storie vere di successo e non a “miracoli” del digitale. Ad esempio sono tornata a casa tutta felice perchè avevo incontrato Francesca Ammaturo che ha presentato il suo brand Label Rose che oggi fattura 4 milioni di euro (se volete leggere il pezzo cliccate qui). Insomma questa ragazza di 27 anni nella vita ha avuto tanti dolori ma non ha mai smesso di lottare per superare le difficoltà. Certamente il talento ce l’hai o non ce l’hai è ovvio, ma se desideri portare avanti un sogno devi studiare, impegnarti, fare sacrifici e, a volte, sbagliare.

E se sbagli chiedi scusa e cerchi di riparare l’errore. Spero lo facciano gli amministratori delegati di Meta (Facebook, Instagram), X, TikTok, Snap e Discord che sono stati convocati dalla commissione giustizia americana sui rischi delle piattaforme social per i bambini e gli adolescenti. I senatori li hanno attaccati dicendo “avete le mani sporche di sangue” e, davanti ad alcuni genitori intervenuti con le foto dei bambini morti e traumatizzati dai social, qualcuno di loro ha chiesto scusa. In primis Mark Zuckerberg che, rivolgendosi loro, ha detto “Mi dispiace per tutto quello che avete dovuto passare, stiamo investendo in sicurezza per assicurare che altri non debbano vivere quello che avete vissuto voi“.

I social sono entrati in un’era nuova, adesso sono messi davanti ai risultati che hanno portato in questi anni. Il nome Ferragni oggi non si può nominare, anche se fino a due mesi fa gli stessi che oggi dicono (li ho sentiti eh!) “La Ferragni per favore lasciamola stare” avrebbero fatto carte false per averla ad un loro evento o includerla nelle loro associazioni. Tutto cambia, tutto viene messo sotto una lente di ingrandimento che è il giudizio del popolo perchè, in tempo reale, puoi essere smentito o screditato di quanto hai detto o fatto.

Oggi più che mai occorre essere concreti. Penso a Remo Ruffini numero uno di Moncler che con una mega e costosissima sfilata ha presentato la collezione Grenoble a Saint Moritz, con ospiti provenienti da tutto il mondo e chissà quanto gli è costata questa operazione di marketing. Ecco, per coerenza, dico che un prodotto di questo tipo, un’azienda con così tanti valori etici e sostenibili dovrebbe investire anche in realtà italiane che consentano di valorizzare il territorio e offrire capi made in Italy al 100% e non, come pubblicato sul sito e-commerce nei dettagli dell’articolo “Fabbricato in Georgia o Italia o Moldavia o Romania o Turchia”. Oltre alle belle facce in prima fila questo paese ha bisogno di persone che ci mettono la faccia e che facciano emergere non solo chi siamo, ma anche come e perchè lo facciamo in un certo modo.

Dai che da domani siete tutti impegnati a commentare Sanremo, per qualche giorno tutto andrà bene.

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