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Dic 17 GIOVANNI AGNELLI: IL VERO EREDE

di Bianca Carretto

Lo chiamavano Giovannino per distinguerlo dall’Avvocato a cui assomigliava fisicamente come fosse suo figlio. L’avevo conosciuto alla Piaggio, ad una presentazione di un modello di Vespa (l’unica volta che ho guidato uno scooter), aveva carisma, era simpatico, intelligente, educato, gentile ed era veramente un bellissimo ragazzo! 23 anni fa, quando morì, il 13 dicembre 1997, ero a Parigi, nella sede della Peugeot, in avenue de la Grande Armee, al quarto piano, nell’ufficio monastico di Jacques Calvet, il grande patron del gruppo francese che aveva riportato in auge, la società, dopo un periodo di declino (corsi e ricorsi della vita anche di un’industria, non c’è nulla di nuovo). Calvet aveva una grande stima di Vittorio Ghidella, uno dei migliori amministratori delegati che la Fiat ha potuto annoverare, allontanato forse perché troppo bravo ma aveva un timore riverenzialmente nei confronti dell’Avvocato: “lui è il padrone io sono un dipendente”. Calvet aveva già capito che un’unione con Fiat poteva rafforzare entrambi (aveva già instaurato un rapporto tra le due aziende con i veicoli commerciali), mi chiedeva, nelle nostre frequenti conversazioni, se – a mio giudizio – avrebbe potuto parlare con Giovannino, incontrando lui gli pareva di essere meno scorretto nei confronti dei Peugeot che erano i suoi padroni. Quel 13 dicembre eravamo entrambi tristi, addolorati per quel lutto che non aveva colpito solo la Fiat. Si era spento un sogno, in cui entrambi avevamo creduto. Non sarebbe stata un’acquisizione come sarà formalizzata a gennaio, sarebbe stata una collaborazione, quasi una linea difensiva e protettiva, tracciata nel mercato, come avrebbe voluto, anni dopo, anche Sergio Marchionne. Calvet, quando ci lasciavamo, mi accompagnava, da gentiluomo, all’ascensore, quel giorno mi chiese: “adesso che cosa succederà? Non c’è nessuno che potrà prendere il suo posto, manderò un messaggio ad Umberto Agnelli e all’Avvocato”. Walter Brugnotti, il capo dell’ufficio stampa di Citroen di allora, può confermare le mie parole.

Una replica a “GIOVANNI AGNELLI: IL VERO EREDE”

  1. Marco ha detto:

    1992 Palazzo di caccia di Stupinigi, io facevo da cicerone per un evento particolare con il FAI, il tutto poi sarebbe diventata una festa danzante. Dopo molti valzer Giovannino, che portava lo smocking con molta disinvoltura, mi propone di abbandonare la festa, spesso scappavamo dalle formalità, raccogliemmo un altro comune amico e andammo in piazza San Carlo. Camminavamo, scalzi perché ci facevano male i piedi, tenevamo ognuno di noi le scarpe tra le due dita della mano sinistra e ci fermammo ad assaggiare dei cornetti appoggiati al muro della pasticceria . Incontrammo nella pasticceria dei ragazzi e delle ragazze , davamo nell’occhio visto l’abbigliamento formale, ma noi, ci sentivamo a nostro agio. Una ragazza ci chiese se potevamo insegnarle dei passi di valzer e dopo pochi minuti con l’aiuto della musica della pasticceria tramutammo i portici in una piccola “Superga” sulla base di “Volare” di Modugno . Ci chiesero a un certo punto le ragazze quale lavoro facevamo , io risposi il capo stazione a Cuneo, Giovannino disse che era un meccanico di moto, e l’altro amico disse che era un impiegato nella banca Sella ( qualcosa di vero c’era… ). Nel corso dei pochi anni successivi abbiamo sempre riso nel ricordare i vari episodi come questo. Eravamo, belli, magri, liberi e lui il più bello, tra di noi. In questi giorni il pensiero va a lui e io ti dono questo ricordo che penso che tu possa apprezzare. Ciao Marco ( Marco Pascali può’ testimoniare la circostanza )

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