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Ott 05 IL GIALLO DEL DECRETO SEMPLIFICAZIONI

di Carlo Sidoli

Una quarantina di anni fa, con una di quelle frasette poco appariscenti, piazzate tra le righe di un Decreto Legge poi convertito in Legge, la “tassa di circolazione” diventò “tassa di possesso”: il cosiddetto “bollo” divenne obbligatorio, anche se la vettura non viaggia ed è parcheggiata in un’area privata; l’importo relativo lo riscuoteva l’ACI, che curava gli interessi degli automobilisti. Un vizio, o una necessità, quello di inserire, quasi di soppiatto nelle varie leggi e leggine, delle disposizioni che hanno un effetto considerevole sulle abitudini dei cittadini, specialmente sulla loro economia domestica. Il Decreto Legge è paragonabile a un lungo treno in partenza a cui tutti tentano di agganciare vagoni supplementari con dentro la loro mercanzia. Ed ecco allora il “Decreto Semplificazioni” del 16 luglio scorso poi convertito in Legge che, pur intendendo semplificare la vita ai cittadini e alle loro attività (in linea teorica, poi si vedrà “in pratica”), non tralascia di introdurre variazioni e novità che riguardano il comportamento degli automobilisti o, meglio, degli utenti della strada. Vanno nella direzione giusta? Verrebbe da dire di no, visto che persino l’ente pubblico ACI (che seguita a curare gli interessi degli automobilisti) non è d’accordo; forse anche perché, senza ragione, non è stato consultato in anticipo dai legislatori. Potrebbe essere interessante scendere nel merito delle nuove disposizioni, cosa che molti “onorevoli” evidentemente non hanno fatto limitandosi a votare (se presenti in aula) secondo le indicazioni del partito; d’altronde anche loro “tengono famiglia” e desidererebbero essere rieletti. Se avessero approfondito, forse avrebbero scoperto che, per quanto riguarda gli automobilisti, la “semplificazione” più evidente sta nel modo di rimpinguare le casse delle amministrazioni locali e centrali: con il nuovo ammontare delle multe, basta una sola sanzione per ricavare quanto in precedenza si otteneva con due o tre. Tra le altre cose che confluirebbero nel calderone del cosiddetto Codice della Strada c’è un obbligo perentorio: il tempo del giallo del semaforo non deve essere inferiore a tre secondi. Una sciocchezza che ha indotto a un ripensamento, al punto che ora sta tra le norme che devono essere riviste in Commissione Trasporti prima di diventare operative. C’è, infatti, il pericolo che molti Comuni o Enti gestori di strade si sentano con la coscienza a posto semplicemente tarando il giallo sui 3”, quando invece bisogna tener conto di: chi o cosa attraversa la strada semaforizzata, qual è il limite di velocità vigente, la larghezza dell’incrocio, il tempo di reazione dei conducenti, la visibilità e lo spazio di rallentamento dei veicoli. La nota del Ministero dei Trasporti n° 67906 del 16 luglio 2007 “suggerisce” 3 o 4 secondi di giallo  se il limite di velocità è 50 km/h (4” se è strada con traffico “pesante”), e 5 secondi se il limite è 70 km/h; un’altra semplificazione assurda. Occorre soprattutto tener conto che la maggior parte degli incroci non è destinata all’attraversamento esclusivo dei mezzi motorizzati in movimento, ma vi transitano anche gli utilizzatori più lenti, che in genere sono i pedoni. Supponiamo che una persona con problemi di mobilità ridotta o una che spinge una carrozzina o tenga per mano un bambino inizi ad attraversare col semaforo verde e che, poco dopo, lo stesso semaforo passi al giallo. Costoro devono avere la possibilità di raggiungere il marciapiede opposto senza vedersi il rosso in faccia; il che normalmente genera panico e può indurre a retrocedere sui propri passi col pericolo di essere investiti, magari dopo tre secondi. Pertanto, se un pedone attraversa alla velocità di un metro al secondo, avrà bisogno che il tempo del giallo duri tanti secondi quanti sono i metri tra il marciapiede di partenza e quello di arrivo: 6 secondi per strada larga 6 metri, ad esempio; con buona pace di regolette e decretini che vorrebbero “semplificare” la gestione dei semafori e che invece mettono in crisi la sicurezza dei pedoni.

Una replica a “IL GIALLO DEL DECRETO SEMPLIFICAZIONI”

  1. Enrico De Vita ha detto:

    Le strade a due corsie sono larghe almeno 9 metri. Quindi il tempo del giallo deve essere rapportato alla larghezza “vera” della strada. Le vieurbane ad alto scorrimento raggiungono larghezze di 50 metri, ma l’attraversamento pedonale è regolato da un unico giallo, spesso pericolosamente tarato a 5 secondi. Non solo, ma se la larghezza supera i 7 metri, il semaforo deve essere equipaggiato con il countdown, cioè col contasecondi, usato perfino nei Paesi del Terzo mondo. Da noi era stato vietato perchè qualcuno sosteneva che avrebbero spinto gli automobilisti ad accelerare.

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