Moda

Apr 15 L’ultimo saluto a Giusi Ferre’

di Gianluca Lo Vetro

Pugno alzato e un garofano rosso. Saluto così, la mia adorata Giusi, socialista di ferro, guru del giornalismo, scrittrice e personaggio televisivo. La sua carriera è storia della carta stampata di costume. Gli esordi al settimanale Epoca, l’Europeoquindi la condirezione di Amica conFabrizio SclaviSenza contare le innumerevoli e prestigiose collaborazioni. Una per tutte con la Voce di Indro MontanelliTanto, che Milano le conferì L’Ambrogino D’oro per il giornalismo cartaceo di moda. Non è tutto. Giusi ha scritto libri e fatto tanta televisione. Ma quello che m’interessa, è tratteggiare i risvolti che questo personaggionascondeva e dissimulava, per difendere la sua fragilità. 

La vera Giusi

Ho avuto la fortuna di conoscerla a L’Europeo alla fine degli anni ’80, quando mi fece da maestra alla quale devo la metà della mia formazione. Collaboravo per lei al servizio del costume insieme a Daniela Fedi. Il capo servizio? Con la direzione di Vittorio Feltri, sarebbe diventato Maurizio Belpietro uomo di rara squisitezza. Giusto per dire come funzionavano i giornali di una volta.

Nel tempo, però, tra una cotoletta e un cotechino, tra me e Giusi, si è cementataun‘amicizia profonda fatta di grande intese: silenziose le mie, per soggezione;di poche parole falcidianti le sue. Una volta orgoglioso di un mio completino di Prada, mi gelò: ”sei vestito come una fotonotizia”. E quando una nostra collega formosa s’infilò in un tubino aderente di Romeo Gigli? Ferrè esclamò: “sembriun‘anaconda che ha appena ingoiato un maialino”. Giusi era così: fulminava prima prima che qualcuno le lanciasse una saetta. I suoi perenni occhiali neri, anche in redazione mentre batteva a macchina, erano uno schermo per non rivelare i suoi sguardi. Che spesso si velavano di lacrime, quando assisteva a una scena che toccavano la sua sensibilità. Anche un vu’ cumprà che vendeva gli accendini al semaforo. Per questo la ribattezzai “ragazza dell’est” come quella“matrioska” che in Russia le offrì mezza mela poeticamente tagliata a petali. E che dire dei capelli rosso fuoco, acconciati come aculei di un istrice. Un elmo per la battaglia, tipo quelli che collezionava il suo amico del cuore Gianfranco Ferrè. Del resto, Giusi era delicata come la sua pelle bianca da biscuit in contrasto con le sue cappe nere e larghe, corredate da gioielli etnici, giganteschi quanto la sua personalità. Quando andò in Russia per la prima volta, tuttavia, appena uscita dall’hotel se li sfilò per rispetto alla vistosa miseria. 

Fulmini e miele

Questa era la vera Giusi, anche se incuteva soggezione, talora era scorbutica ma altre volte esplodeva in corpose e gustose risate. Mentre, era un miele coi suoi adorati nipoti. Il non facile Giorgio Armani ne fu conquistato, tanto da scrivere con lei il volume Sesso Radicale(ed. Marsilio 2015).

Socialista per tradizione di famiglia, (la sua adorata sorella Daniela fu per un breve periodo, Sindaco di Milano), è rimasta fedele al suo credo politico, indignata dai nani e dalle ballerine che avevano ruotato/beneficiato del “circo del garofano”. Da qualche anno aveva deciso di ritirarsi dalle scene mondane anche per motivi di salute, esprimendosi solo con i suoi articoli e rubriche cult quali Vipera Gentile (come lei) e Bucce di Banana. Il tutto, rigorosamente battuto a macchina senza computer. Lei era rigida nelle sue scelte. Fino alla morte. 

Una replica a “L’ultimo saluto a Giusi Ferre’”

  1. Sandra ha detto:

    Bellissimo ritratto, caro Gianluca! Ricordo la Giusi della prima ora, collega e amica in Rusconi (Gioia) prima che la sua mentore Andreina Vanni la portasse con sé in Mondadori. Erano i primi anni ’70, ci frequentavamo, lei era una ragazza sottile dal volto bellissimo e i capelli non ancora scarlatti. Poi ci siamo perse di vista, la incrociavo alle (rare) sfilate a cui ero invitata, e ci salutavamo con grandi promesse di rivederci che poi non mantenevamo.

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